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Dr. Michele Giudice

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Granuloma

Il granuloma dentale, detto anche apicale, consiste in un’infiammazione cronica non suppurativa dei tessuti periapicali. I tessuti che circondano la parte terminale (apice) della radice del dente.

Il granuloma può restare asintomatico per anni, e la sua presenza può venire scoperta casualmente attraverso l’esecuzione di radiografie endorali. Il suo aspetto radiografico è tipicamente quello di una semiluna grigiastra, una radiotrasparenza localizzata intorno all’apice oppure lateralmente alla radice del dente.

Il granuloma, dal “vivo”, appare come una massarella rotondeggiante costituita da tessuto di granulazione. In alcuni casi si accompagna ad una fistola gengivale, una piccola area rossastra con al centro una zona purulenta o sanguinante.

Come e perché si forma un granuloma apicale?

Una proliferazione batterica nella parte terminale della radice dentale viene accompagnata da una massiva produzione di tossine. Queste si sviluppano nei tessuti circostanti provocando una risposta di tipo antigene-anticorpo. Lo sviluppo incontrollato dell’infiammazione porta al riassorbimento osseo, che appare come una radiotrasparenza, e allo sviluppo di una massarella di tessuto di granulazione. Tessuto che tenta di bloccare l’espansione dell’infezione.
Il granuloma, dunque, funge da protezione per radici e gengive.

In quali casi insorge un granuloma dentale?

Sono due le situazioni in cui può formarsi un granuloma:

  • Necrosi pulpare
  • Passata devitalizzazione

Nel primo caso, la decomposizione dei tessuti rende l’interno della radice un perfetto terreno di coltura, dove si moltiplicano facilmente numerose colonie batteriche. Dopo aver invaso la radice, i batteri e le loro tossine fuoriescono dall’apice. I soggetti immunocompetenti sono in grado di bloccarli e ridurre il tutto ad una semplice sofferenza apicale.

Nel caso in cui il dente sia già devitalizzato, proprio la precedente cura canalare può essere la causa della formazione del granuloma. Anche a distanza di molti anni, la carica batterica locale può crescere esponenzialmente e provocare la reazione infiammatoria. Ciò si verifica soprattutto in particolari quadri anatomici, come radici con curve molto accentuate oppure un delta apicale estremamente diramato.

Come si cura un granuloma dentale?

Nel caso d’infiammazione cronica da necrosi pulpare, la cura ideale è una semplice devitalizzazione del dente.

Nel caso di un granuloma su un dente precedentemente devitalizzato, si può scegliere tra due possibilità di cura: l’estrazione o il ritrattamento.

Con l’estrazione si perde il dente, con il ritrattamento lo si salva. Dopo aver rimosso il materiale della vecchia otturazione, si procede con l’iter di una canalizzazione standard: pulizia, sterilizzazione e, infine, nuova otturazione.

Una radice che si sia infettata più di una volta è una radice ad alto rischio di ulteriore recidiva. E, ogni volta che il problema si ripresenta, bisogna prendere in considerazione anche la rimozione totale dell’elemento. Non sempre il salvataggio di un dente è possibile o auspicabile.

È possibile curare un granuloma farmacologicamente?

Il granuloma apicale è un’infezione cronica, quindi resistente all’azione degli antibiotici. Essi possono essere utili solo nel caso in cui, per colpa di un abbassamento delle difese immunitarie, si scateni una fase infettiva acuta. Questa può essere facilmente riconosciuta dal suo quadro clinico, caratterizzato da: dolore acuto, edema locale e, spesso, fistola spurgante o sanguinante a livello della radice del dente interessato. Un quadro tanto evidente è espressione di una carica abbondante ed aggressiva di batteri e tossine. Carica che può essere attaccata e distrutta dagli antibiotici.

Per concludere...

Una volta verificata la presenza di un granuloma è bene procedere con la sua rimozione. Ciò è necessario per evitare che il paziente, in caso di un abbassamento delle difese immunitarie, sviluppi un’importante infezione acuta, con batteri che dall’interno delle radici passino nella circolazione sanguigna, raggiungendo aree a rischio come valvole cardiache, reni, fegato e polmoni.

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